«La formazione aziendale sta vivendo una trasformazione profonda: si passa dal semplice “saper fare” alla valorizzazione dell’“essere” delle persone. Le imprese» – ci racconta Laura Deitinger, presidente di Assoknowledge, l’associazione nazionale di Confindustria SIT (Servizi Innovativi e Tecnologici) per l’Education e il Knowledge – «non cercano più solo competenze tecniche immediatamente spendibili, ma puntano su individui che dimostrino capacità di apprendere, adattarsi e rigenerarsi costantemente».
Un cambio di paradigma?
Esattamente. Ed è quanto emerge chiaramente dal nostro Rapporto Assoknowledge 2025, che presenteremo a Roma, nella sede del Mimit, il 12 maggio, insieme alle testimonianze di alcune grandi imprese associate. Tutto questo nasce dall’esigenza di affrontare un mercato del lavoro in continua evoluzione, dove il ciclo di vita delle competenze si accorcia drasticamente. Non è più sufficiente sapere cosa fare oggi: bisogna essere pronti a reinventarsi domani.
Le imprese, dunque, si concentrano sulle attitudini, sulle motivazioni intrinseche e sulle cosiddette power skill: comunicazione, pensiero critico, intelligenza emotiva e capacità di apprendimento continuo diventano gli asset più ricercati. Si tratta di un cambiamento culturale che coinvolge tutte le fasi della gestione del capitale umano, dal recruiting alla valutazione, fino alla formazione continua.
Perché sono importanti le Academy?
Le Corporate Academy stanno diventando sempre più strategiche perché permettono alle imprese di formare talenti su misura, rispondendo ai propri bisogni specifici, soprattutto in contesti in cui l’offerta formativa tradizionale fatica a stare al passo. Secondo il Rapporto, oltre il 94% delle Academy è in fase di sviluppo o maturità, con un forte orientamento verso la formazione manageriale ed esecutiva.
Le Academy non si limitano a colmare gap tecnici: promuovono la cultura aziendale, preservano le competenze chiave e migliorano l’attrattività dell’impresa per i nuovi talenti. Stanno evolvendo anche sul piano organizzativo: crescono gli investimenti, si sviluppano infrastrutture dedicate e aumentano le collaborazioni con università e centri di ricerca. L’attenzione si sposta sempre più verso una conoscenza concreta, adatta a sostenere l’innovazione e la previsione dei cambiamenti futuri, senza però trascurare il senso e la visione, elementi fondamentali in un contesto di trasformazione continua.
Come coinvolgere tutte le aziende, a cominciare dalle PMI?
Coinvolgere le piccole e medie imprese è fondamentale, ma anche una sfida. Spesso queste realtà non hanno risorse dedicate e non possono permettersi di creare Academy proprie. Qui entra in gioco il ruolo degli intermediari: associazioni di categoria, enti camerali, poli di innovazione possono facilitare l’accesso a percorsi formativi condivisi e personalizzati. La collaborazione tra PMI, grandi imprese, ITS Academy, università e centri di ricerca deve essere incentivata tramite piattaforme comuni e progettualità integrata.
Servono soluzioni flessibili e scalabili: microlearning, corsi brevi su competenze mirate, percorsi misti che combinano e-learning e formazione in presenza. Le PMI devono essere anche supportate nell’individuazione dei propri fabbisogni formativi, spesso non espressi o sottovalutati, aiutandole a trasformare la formazione da costo a investimento strategico per la crescita e la competitività.
Si va quindi verso una formazione sempre più centrale e decisiva per aziende e lavoratori?
Sì. Le rivoluzioni tecnologiche, a partire dall’intelligenza artificiale, stanno riscrivendo radicalmente i modelli organizzativi e le professioni. In questo contesto, la formazione continua non è più un’opzione, ma una condizione imprescindibile per sopravvivere e competere. La rapidità con cui cambiano strumenti e competenze richiede una capacità di apprendimento permanente, tanto da parte dei lavoratori quanto delle imprese.
La formazione sarà sempre più ibrida, personalizzata, predittiva grazie agli analytics e supportata dall’intelligenza artificiale. Ma, paradossalmente, sarà anche sempre più “umana”: si rafforzerà la necessità di sviluppare soft e power skill, promuovere il pensiero critico, la creatività, l’empatia e la capacità di collaborazione.
La vera sfida competitiva non sarà solo tecnologica, ma culturale e relazionale. Investire oggi nella formazione significa costruire l’unico vero vantaggio competitivo sostenibile per il futuro.
Autore: Claudio Tucci
Articolo del Sole 24 Ore





